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19 Novembre 2017
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Coelum Stream - Archivio Filmati
Che disordine! (atto secondo)
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CHE DISORDINE (ATTO SECONDO)

Perché i pianeti del sistema solare stanno su piani leggermente diversi e non sullo stesso piano? La domanda è più che lecita. Le stelle si formano da enormi nubi di gas e polveri. Ciò che resta dopo la formazione della stella continua a ruotarle attorno, appiattendosi sempre di più sino a formare un disco. E’ in questo disco di polveri che si formeranno i pianeti e quindi i pianeti dovrebbero stare su uno stesso piano. Invece nel sistema solare i pianeti hanno orbite su piani inclinati tra loro di alcuni gradi. Come spiegazione si sono ipotizzate le reciproche perturbazioni gravitazionali tra i pianeti, spiegazione tra l’altro rafforzata dalle conclusioni di un nuovo studio del quale avevamo parlato appena tre settimane fa (vedi articolo: CHE DISORDINE!). Ma, come sempre, quando un’ipotesi sembra ormai senza alternative, ecco ritornare alla luce un’altra teoria, confermata da simulazioni al computer. Tutto sarebbe dovuto al Sole. Nelle fasi successive alla formazione, la nostra stella ha attraversato un periodo turbolento, nel quale ha espulso getti di gas in modo casuale. Questi getti disordinati, anche se in modo lieve, avrebbero scompaginato l’assetto dei pianeti. Per questo oggi si trovano su piani leggermente diversi. Va sottolineato che la conclusione è frutto solo di un modello teorico simulato al computer. E in queste simulazioni si sono dovuti inserire alcuni compromessi pesanti. Come dare per certo che il campo magnetico del Sole abbia subito particolari varazioni proprio in momenti voluti. Senza questi compromessi le simulazioni non danno il risultato sperato. Per questo la cautela è d’obbligo e le altre ipotesi per ora rimangono ancora in gioco.


UNA MAPPA GALATTICA

Osservare migliaia di galassie e realizzare una mappa tridimensionale di una vasta porzione del cielo: è quanto sta facendo un telescopio, situato nel New Mexico, nell’ambito del progetto Sloan Digital Sky Survey. La raccolta di dati è iniziata nel 2000 e ogni notte, condizioni climatiche permettendo, il telescopio si mette al lavoro producendo 200 Gbyte di dati. Ora la mole si è fatta imponente: l’ultimo pacchetto aggiornato è stato rilasciato nei giorni scorsi e contiene immagini e informazioni su ben un milione e mezzo di galassie. Si tratta di un ricco catalogo grazie al quale è stata realizzata una mappatura tridimensionale della porzione di universo scandagliata finora. Per gli astrofisici significa disporre di una miniera di informazioni estremamente preziose, mentre gli appassionati hanno la possibilità di fare un viaggio, virtuale, fra gli immensi sistemi stellari di questa nuova guida galattica.


GIGANTE ROSSA: COLPEVOLE!

Anche se non è stata colta in flagrante, le prove del suo reato ci sono tutte. Sembra proprio che una stella gigante rossa abbia ingoiato il pianeta che le stava più vicino, di dimensioni paragonabili a quelle del nostro Giove. Giunta alle fasi finali della propria evoluzione, ha subito una metamorfosi simile a quella che aspetterebbe anche il nostro Sole fra più di 4 miliardi di anni: un notevole aumento di volume che la costringe a inglobare eventuali pianeti che si trovino nelle vicinanze. Analizzandone la radiazione ci si è accorti di una anomala presenza di litio, elemento che gli astronomi ritengono sia stato prodotto in seguito al suo pasto planetario. Un’altra prova è rappresentata dalla estrema eccentricità dell’orbita di un altro pianeta che, più lontano, è sopravissuto alla crescita della stella ma ha subito delle perturbazioni gravitazionali che hanno influito sul suo percorso. Questo scenario ci aiuta a fare previsioni sul destino del nostro Sistema solare.
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